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Battesimo del Parco Archeologico di Eloro

05 Novembre 2010 ore 16.00, dopo duemila anni il teatro greco di Eloro è tornato ad ospitare uno spettacolo teatrale.

Un pezzo di Magna Grecia nel Val di Noto

Questa piccola città fondata dai Siracusani, probabilmente intorno al VII sec. a.C., sorge in una splendida posizione su una collinetta prospiciente il mare, in prossimità nella foce del Tellaro. Entrando ad Eloro si notano immediatamente, in direzione est, i resti di una stoà (portico) di notevoli dimensioni che include tutta l’area sacra su cui sorgeva un santuario dedicato a Demetra e Kore e a cui si sovrapposero altre strutture in epoca bizantina.

Nel lato sud di Eloro, avanzando in direzione del fiume si trovano i resti della cavea di un teatro purtroppo parzialmente distrutto dalla creazione di un canale di bonifica costruito durante il fascismo. Ad ovest si nota invece il basamento di un tempio che doveva essere dedicato ad Asklepion. Sono ben visibili anche i tratti nord e ovest della cinta muraria e la Porta Nord (basamenti delle torri che la inquadravano) su cui si innestava l’asse viario principale orientato in direzione nord-sud e sul quale sono evidenti i solchi creati dalle ruote dei carri. In uno spazio situato ad est della strada principale e fiancheggiato da ambienti a pianta quadrangolare è possibile visitare l’agorà.

Il parco archeologico di Eloro si trova all’estremità nord della Riserva Naturale di Vendicari uno degli ultimi posti incontaminati tra le dune coperte della più lussureggiante macchia mediterranea e splendide spiagge dalle acque cristalline.

Colonna pizzuta (con ipogeo ellenistico)

A circa 1500 metri a nord-ovest della città s’innalza su un’altura la maestosa colonna detta comunemente Piliere, Aguglia o Pizzuta; Questo avviene perché il nome primitivo non è stato tramandato dagli storici del tempo, ne conservato da epigrafi del monumento. Secondo Orsi apparteneva ad unun gruppo risalente ai secoli IV e III a.c., anche se i diversi tipi di scavo della roccia ipogeica fanno pensare ad un precedente uso della tomba per conservare le ceneri di guerrieri morti in guerra; in tal caso la colonna avrebbe un valore commemorativo.

“Essa sorge sopra una base a quattro ordini di gradini, alta m. 1,67; la colonna stessa formata da poderosi massi non cementati, ma connessi alla perfezione, ha il diametro alla base di m. 3,79 ed un’altezza che si può calcolare in m. 10,50. E’ dunque un monumento grandioso…” scriveva Paolo Orsi nella sua relazione sugli scavi del 1899, per i quali appuntava accuratamente tutto sui suoi taccuini, eseguendo i disegni degli avanzi esplorati, come pure i disegni che riproducevano l’ipogeo interrato; ma non di rado li faceva eseguire ai suoi collaboratori. In questo caso si servì del valido aiuto del prof. Rosario Carta.

A levante della colonna, Orsi scoprì una’entrata della tomba ipogeica e, ripulitala delle erbe e della sabbia che la ricoprivano, si trovò dinanzi ad una scalinata scavata nella roccia. Vi s’introdusse, percorse un breve corridoio e rapidamente si trovò dinanzi ad una porta monolitica, fornita di cardini e maniglia di ferro. Apertala con molta cautela per non rovinarla, penetrò  una camera sepolcrale, cioè ell’heroon (chiarissimi e meravigliosi sono i disegni e gli schizzi lasciatici dall’Orsi).
Certamente dovette essere un’esperienza assai interessante per l’unicità di tale ambiente ipogeico e per lo spettacolo che si parò ¡alla sua vista. Nell’ambiente totalmente scavato nella roccia trovò tre scheletri adagiati su tre letti, anch’essi ricavati dalla roccia, una moneta e una statuetta di Jerone II, e molti altri corredi funerari, che servono a determinare la data o l’epoca dell’ipogeo, risalente alla seconda metà del III sec. a.c..

Trattasi di un sepolcro riutilizzato, perchè sono visibili i lavori di riscavo della roccia per un riadattamento del primitivo heroon a necessità dei riti funebri successivi. Quanto abbiamo detto della colonna e dell’ipogeo della stessa è riferito puntualmente dallo scopritore Orsi, che è stato l’unico esperto ad averlo visitato, perchè giustamente ritenne opportuno, per la singolarità dell’ipogeo, reinterrarlo. Speriamo, con il tempo, che si possa visitare per i motivi appena esposti.

Si è pensato che l’ipogeo potesse appartenere ad una famiglia illustre o agiata di Eloro, o che la fossa raccogliesse le ossa cremate di guerrieri morti in battaglia, che potrebbe essere quella del 413 o quella del 493. Alla prima battaglia il monumento non è riferibile perchè il sito, secondo la tradizione, era quello del fiume Axinaros, alcuni km a nord di Eloro, e non proprio in prossimità del mare, secondo il racconto storico. Alla battaglia del 493 si potrebbe riferire il monumento, ma, come giustamente osservava Orsi, Siracusa nel tempo posteriore avrebbe cancellato il ricordo di una grave sconfitta; noi siamo dell’avviso che a questa battaglia non si possa riferire, perchè il poeta Pindaro, se gli possiamo concedere credito, nel cantare le gesta di Kromio Etneo, vincitore dei giochi olimpici, localizzava la battaglia sulle rive dell’Eloro, ma nel punto in cui le sue acque balzano in basso (Cava Bebbi). Francamente da lì ad Eloro intercorrono parecchi km, e quindi l’ipotesi non si regge.

L’archeologo Militello cercò d’ essere più listico nel considerare l’origine del monumento, dicendo che per lui è solo un monumento ellenistico, tenendo in maggior conto la presenza della moneta e della statuetta jeroniane nell’heroon. Potremmo avanzare una terza ipotesi, cioè che potrebbe trattarsi di una colonna commemorativa dell’alleanza tra i siracusani di Jerone II e Roma nel 263 a.c., ma Jeronimo l’avrebbe risparmiata dopo il 215.

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