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Questa piccola
città fondata dai Siracusani, probabilmente intorno al VII sec. a.C.,
sorge in una splendida posizione su una collinetta prospiciente il mare,
in prossimità nella foce del Tellaro. Entrando ad Eloro si notano
immediatamente, in direzione est, i resti di una stoà (portico) di
notevoli dimensioni che include tutta l'area sacra su cui sorgeva un
santuario dedicato a Demetra e Kore e a cui si sovrapposero altre
strutture in epoca bizantina.
Nel lato sud di
Eloro, avanzando in direzione del fiume si trovano i resti della cavea
di un teatro purtroppo parzialmente distrutto dalla creazione di un
canale di bonifica costruito durante il fascismo. Ad ovest si nota
invece il basamento di un tempio che doveva essere dedicato ad Asklepion.
Sono ben visibili anche i tratti nord e ovest della cinta muraria e la
Porta Nord (basamenti delle torri che la inquadravano) su cui si
innestava l'asse viario principale orientato in direzione nord-sud e sul
quale sono evidenti i solchi creati dalle ruote dei carri. In uno spazio
situato ad est della strada principale e fiancheggiato da ambienti a
pianta quadrangolare è possibile visitare l'agorà.
Il parco
archeologico di Eloro si trova all'estremità nord della Riserva Naturale
di Vendicari uno degli ultimi posti incontaminati tra le dune coperte
della più lussureggiante macchia mediterranea e splendide spiagge dalle
acque cristalline.
Colonna pizzuta
(con ipogeo ellenistico)

A circa 1500 metri
a nord-ovest della città s'innalza su un'altura la maestosa colonna
detta comunemente Piliere, Aguglia o Pizzuta; Questo avviene perché il
nome primitivo non è stato tramandato dagli storici del tempo, nè
conservato
da epigrafi del monumento. Secondo Orsi apparteneva ad
un gruppo risalente ai secoli IV e III a.c., anche se i diversi tipi di
scavo della roccia ipogeica fanno pensare ad un precedente uso della
tomba per conservare le ceneri di guerrieri morti in guerra; in tal caso
la colonna avrebbe un valore commemorativo.
"Essa sorge sopra una base a
quattro ordini di gradini, alta m. 1,67; la colonna stessa formata da
poderosi massi non cementati, ma connessi alla perfezione, ha il
diametro alla base di m. 3,79 ed un'altezza che si può calcolare in m.
10,50. E' dunque un monumento grandioso..." scriveva Paolo Orsi nella
sua relazione sugli scavi del 1899, per i quali appuntava accuratamente
tutto sui suoi taccuini, eseguendo i disegni degli avanzi esplorati,
come pure i disegni che riproducevano l'ipogeo interrato; ma non di rado
li faceva eseguire ai suoi collaboratori. In questo caso si servì del
valido aiuto del prof. Rosario Carta.
A levante della
colonna, Orsi scoprì una'entrata della tomba ipogeica e, ripulitala
delle erbe e della sabbia che la ricoprivano, si trovò dinanzi ad una
scalinata scavata nella roccia. Vi s'introdusse, percorse un breve
corridoio e rapidamente si trovò dinanzi ad una porta monolitica,
fornita di cardini e maniglia di ferro. Apertala con molta cautela per
non rovinarla, penetrò una camera sepolcrale, cioè ell'heroon
(chiarissimi e meravigliosi sono i disegni e gli schizzi lasciatici
dall'Orsi).
Certamente dovette essere un'esperienza assai interessante
per l'unicità di tale ambiente ipogeico e per lo spettacolo che si parò
¡alla sua vista. Nell'ambiente totalmente scavato nella roccia trovò tre
scheletri adagiati su tre letti, anch'essi ricavati dalla roccia, una
moneta e una statuetta di Jerone II, e molti altri corredi funerari, che
servono a determinare la data o l'epoca dell'ipogeo, risalente alla
seconda metà del III sec. a.c..
Trattasi di un sepolcro riutilizzato,
perchè
sono
visibili i lavori di riscavo della roccia per un riadattamento del
primitivo heroon a necessità dei
riti funebri successivi. Quanto abbiamo detto della colonna e
dell'ipogeo della stessa è riferito puntualmente dallo scopritore Orsi,
che è stato l'unico esperto ad averlo visitato, perchè giustamente
ritenne opportuno, per la singolarità dell'ipogeo, reinterrarlo.
Speriamo, con il tempo, che si possa visitare per i motivi appena
esposti.

Si è pensato che
l'ipogeo potesse appartenere ad una famiglia illustre o agiata di Eloro,
o che la fossa raccogliesse le ossa cremate di guerrieri morti in
battaglia, che potrebbe essere quella del 413 o quella del 493. Alla
prima battaglia il monumento non è riferibile perchè il sito, secondo la
tradizione, era quello del fiume Axinaros, alcuni km a nord di Eloro, e
non proprio in prossimità del mare, secondo il racconto storico. Alla
battaglia del 493 si potrebbe riferire il monumento, ma, come
giustamente osservava Orsi, Siracusa nel tempo posteriore avrebbe
cancellato il ricordo di una grave sconfitta; noi siamo dell'avviso che
a questa battaglia non si possa riferire, perchè il poeta Pindaro, se
gli possiamo concedere credito, nel cantare le gesta di Kromio Etneo,
vincitore dei giochi olimpici, localizzava la battaglia sulle rive dell'Eloro,
ma nel punto in cui le sue acque balzano in basso (Cava Bebbi).
Francamente da lì ad Eloro intercorrono parecchi km, e quindi l'ipotesi
non si regge.

L'archeologo
Militello cercò d’ essere più listico nel considerare l'origine del
monumento, dicendo che per lui è solo un monumento ellenistico, tenendo
in maggior conto la presenza della moneta e della statuetta jeroniane
nell'heroon. Potremmo avanzare una terza ipotesi, cioè che potrebbe
trattarsi di una colonna commemorativa dell'alleanza tra i siracusani di
Jerone II e Roma nel 263 a.c., ma Jeronimo l'avrebbe risparmiata dopo il
215.

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