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I mosaici del Tellaro
Gli scavi finora eseguiti hanno
permesso la scoperta dei mosaici pavimentali del lato nord del portico
del peristilio, i tre ambienti che vi si affacciano e un breve tratto
del lato sud del portico. Il pavimento conservato del lato nord del
portico si estende per 15 mt. circa di lunghezza e per 3,70 mt. di
larghezza. Raffigura un autentico tappeto di ricchi festoni di alloro in
forma di medaglioni circolari che delimitano degli ottagoni a lati curvi
decorati da motivi geometrici. Eccezionale la policromia. Questi motivi
sono abbastanza noti in ambiente africano e denominati “entrelacs de
coussins”.
La prima stanza da est che
si affaccia sul lato nord del portico era in origine dotata di un
eccezionale mosaico pavimentale rappresentante nell’emblema centrale la
scena della pesatura del corpo di Ettore.
Proprio
su questa scena insistevano le fondazioni della masseria. Il lavoro di
recupero fatto ha permesso nonostante tutto di interpretare la scena
rappresentata, quella appunto del riscatto del corpo di Ettore.
Un’incisione in alto accompagna la figurazione: da una parte le figure
di Ulisse, Achille con l’alto cimiero piumato, e di Diomede e dall’altra
i Troes, i Troiani di cui resta solo la parte superiore di una figura;
manca del tutto quella di Priamo anch’egli presente come cita
l’iscrizione. Al centro campeggia una grande bilancia con all’estremità
dei bracci i due piatti: quello di sinistra con gli ori del riscatto,
quello di destra con il corpo esanime di Ettore.Si conservano gli arti
inferiori accostati. Interessante il fatto che il drammatico evento nel
XXIV° libro dell’Eneide non compare in questa forma. E’ però mostrato in
questo modo nel racconto riportato nei “Frigi” di Eschilo, tragedia
andata perduta, da cui si può ipotizzare che esso sia tratto. E’
meraviglioso come tale mosaico renda tutta la forza evocativa del
solenne evento narrato 15 secoli prima nel poema omerico. Qui tutta la
alterigia di Achille che obbedisce all’ordine di Teti “d’Ettore il corpo
al genitore rendi e il prezzo del riscatto accetta” ( Iliade XXIV ,
360).
Qui
il volto del fortissimo Diomede. Dall’altro versante il mosaico non
integro mostra solo il volto dell’araldo Ideo, e due lettere che
attestano la presenza di Priamo, ci riconducono al verso omerico “ il
mesto veglio e il suo fido araldo entrambi pensierosi e muti” ( Iliade,
XXIV 360) . Tutta la scena è incastonata in un’ampia fascia perimetrale
decorata con fastosi girali avvolgenti corpi animali. Questi motivi,
vegetali, geometrici o naturalistici, pur non essendo centrali nello
schema compositivo, non sono di secondaria importanza.
Il secondo ambiente, attiguo al
precedente, ad ovest di esso per l’esattezza, presenta una composizione
musiva più complessa: nei 4 angoli del pavimento sono raffigurati
altrettanti 4 crateri con la bocca ricolma di frutti da cui si dipartono
festoni di alloro che incontrandosi inquadrano nella parte centrale del
pavimento una formella quasi del tutto perduta, e delimitano 4 zone
semicircolari contenenti altre 4 formelle rettangolari con scene
figurate. Esse sono contornate da una fascia a onda sovrastata da un
motivo a conchiglia. Il tutto è perimetrato da un motivo a onda e a
fiori di loto. Questa composizione inquadra perfettamente le scene
simmetriche raffiguranti un satiro e una menade presso un’ara in atto di
danza, rese su un fondo bianco.ianco.
Il terzo ambiente sul lato nord del
portico attiguo al precedente e ad ovest di esso, presenta scene di
caccia contornate da una fascia perimetrale con rappresentazioni di
volatili, animali acquatici e svastiche. Le scene del racconto sono
distribuite asimmetricamente e tenute insieme da elementi naturali quali
rocce, vegetazione e acque. Solo la scena del banchetto si estende su
tutta la parte più bassa del campo musivo figurato. Nella parte alta
figure di cacciatori alcune stanti, altre in azione, impegnate nella
cattura delle fiere dirette verso una gabbia dove una figura accosciata
tiene aperto il portello per favorirne l’accesso. Al di sotto di questa
raffigurazione la zona centrale è dominata dalla scena di un cacciatore
che vibra un colpo d lancia contro un leone cui soggiace il corpo
sanguinante di una gazzella. Nella zona sottostante a destra il
passaggio in una palude di un carro
che
trasporta belve catturate; il carro è accompagnato da un cavaliere, da
servi e cani; a terra uno dei tre personaggi paludati impugna un bastone
simbolo di comando. Segue la spettacolare figura femminile centralmente
posta su un trono di rocce e incorniciata da fronde d’albero. La figura
di evidente valore simbolico rappresenta l’Africa (come nel mosaico
della Grande Caccia a Piazza Armerina); danneggiata su tutta la parte
centrale presenta integro solo il volto con lo sguardo rivolto verso un
cacciatore che enorme che soggiace all’assalto di una tigre, mentre un
cavaliere tenta di colpire la belva dopo che essa ha già azzannato lo
scudo del ferito. La scena del banchetto all‘aperto, quella che come
accennato in precedenza occupa
la parte bassa del mosaico, si compone di 3 momenti salienti.
Dall’estremità sinistra si osserva l’affaccendarsi dei servi atti
all’apprestamento delle portate e al servire; la rappresentazione di 6
commensali al di sotto di una tenda di alberi e infine un gruppo di
cavalli che si riposano dopo la caccia.
In
generale, tutti i mosaici della villa del tellaro sono riconducibili a
maestranze operanti nei grandi centri dell’Africa settentrionale tra il
III° e il IV° sec.d.C.: la policromia, gli elementi decorativi, il
movimento delle scene mai cristallizzato ma reso sempre vivo.Da non
sottovalutare inoltre la componente figurativa romana (come accennato in
precedenza) rilevabile nelle figure dei banchettanti che riportano
all’iconografia imperiale tra il 337 e il 360 d.C. e alle
rappresentazioni dell’arco di Costantino.
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